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[1] Grotta dei Gamberi
L'immersione nella Grotta dei gamberi, indicata sulla cartografia ufficiale dell'AMP come Punta Chiappa lato est, ha inizio a circa -18 metri sulla base della boa di ormeggio. Dirigendoci verso sud e lievemente a ponente, il fondale roccioso misto a posidonia degrada lentamente sino a circa -22 metri, dove inizia una bella parete verticale che sprofonda rapidamente nel blu.
Tenendo la parete alla nostra destra nuoteremo verso ponente dove il corallo rosso ricopre gli anfratti in cui aragoste, mustelle e talvolta qualche gattuccio trovano riparo. A circa -37 metri di profondità, si apre una fenditura che penetra nella parete per una decina di metri che ospita un folta colonia di Plesionika Narval o Parapandalo, un piccolo crostaceo decapode lungo sino a 15 cm rosso pallido con striature longitudinali più chiare e lunghe antenne. Il pavimento della grotta è costituito da fango finissimo che rende difficile la visibilità se lo sfioriamo con le pinne. La grotta è a fondo cieco e occorre ruotare su se stessi in uno spazio abbastanza angusto per guadagnare l'uscita. Proseguendo l'immersione, risaliamo la parete e tornati sul pianoro esploriamo i massi in cui trovano riparo grosse cernie.
Difficoltà: media. Fondale: parete e grotte.
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[1] Secca dell'Isuela
E' considerata a ragione una delle più belle immersioni del Mediterraneo. Il percorso più seguito si trova nel versante sud-ovest. Scendiamo sul cappello della secca che arriva ad una profondità minima di -14 metri. Una volta sul fondo ci dirigiamo verso levante percorrendo un tratto dell'ampio cappello. Già qui è facile incontrare cernie, nugoli di saraghi fasciati, e soprattutto inconfondibili i dentici che appaiono all'improvviso dal blu per poi scomparire. Il pianoro del cappello rapidamente si trasforma in parete. A questo punto voltiamo verso la parte più esterna della secca rivolta verso il largo. Il paesaggio è mozzafiato con una grande distesa di gorgonie rosse che dondolano nella corrente, spesso forte, a partire da circa -25 metri per arrivare fino a una profondità di oltre -55 metri. La parete è molto lunga; oltre alle gorgonie nei vari tagli della roccia è possibile vedere grandi rami fioriti di corallo rosso. Verso la fine della parete sud, a una profondità di circa -28 mtri, incontriamo un scenografico tetto di roccia ricoperto di margherite di mare e di madreporari solitari. Nel fondo di questo tetto stazionano alcune mustelle di proporzioni ragguardevoli.
A questo punto la secca fa una svolta decisa di 90° e ci troviamo nella parete ovest. È il momento di cominciare a risalire. Le gorgonie rosse lasciano il posto alle gorgonie gialle mentre cominciano a riapparire numerosi i dentici con la loro inconfondibile sagoma. Percorrendo il lato ponente, risaliamo verso il cappello che merita sicuramente una visita più approfondita: qui, infatti, l'impressione è quella di essere in un'acquario con la presenza costante di murene, gronghi, polpi, cernie, saraghi e gli immancabili dentici.
Difficoltà: elevata. Fondale: secca.
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[2] Punta della Targhetta
E' una minuscola baia delimitata a levante da un promontorio roccioso.
Su di un fondale lievemente degradante a circa -16 metri, un masso sporgente forma una piccola tettoia popolata di gorgonia arancio disposta perpendicolarmente alla corrente.
La roccia è quasi interamente ricoperta dai coralliti calcarei da cui emergono i gialli tentacoli della Leptosamia Pruvoti e da numerosi briozoi fra i quali non è difficile riconoscere il falso corallo (Myriapora truncata) con i rami di colore rosso regolarmente ramificati e le trine rosate della sertella.
Alla nostra sinistra una parete verticale che per il suo tratto iniziale raggiunge -20 metri, dove si possono ammirare discreti rami di corallo rosso e distese di margherite gialle che tappezzano ogni cavità.
Verso est la parete sprofonda ulteriormente sino a raggiungere i -40 metri; i cormi di corallo rosso sono ora di dimensioni notevoli; dagli anfratti spuntano inconfondibili le lunghe antenne delle aragoste e qualche mustella.
Allontanandoci dalla parete e alla nostra destra, dal fondale fangoso emergono grossi massi dove spesso imponenti esemplari di gronghi e murene condividono la stessa tana. Durante il percorso di ritorno, percorrendo la parete ad una quota minore potremo osservare numerosi esemplari di vacchetta di mare nelle vicinanze della spugna di cui si nutrono.
Tornati alla baia, ad una profondità massima di -12 metri in corrispondenza dei massi sul fondo è èpossibile incontrare diversi esemplari di cernia bruna.
La risalita in prossimità del fronte roccioso permette di effettuare la sosta di sicurezza osservando i micro habitat dove trovano rifugio spugne, piccoli crostacei e molluschi, ricci e vermi sedentari.
Difficoltà: media. Fondale: parete.
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[3] Grotta dell'Eremita
Superata Punta Bussego in direzione levante, la parete rocciosa presenta una spaccatura conosciuta con il nome di Grotta dell'Eremita.
Purtroppo, a dispetto del nome, sott'acqua non incontriamo alcuna grotta, ma un ambiente caratterizzato da massi che offrono riparo a parecchi pesci e organismi bentonici.
Iniziamo l'immersione scendendo lungo la catena della boa a circa -18 metri di profondità pinneggiando in direzione levante, su di un fondale detritico interrotto da grossi massi che vale la pena di esplorare.
Sulla batimetrica dei -20 metri incontriamo 2 grossi monoliti rocciosi forati in più punti in modo da consetirne il passaggio all'interno.
La volta è completamente tappezzata dalle gialle infiorescenze della Leptosamia pruvoti, da colonie di falso corallo (Myriapora truncata), da spugne incrostanti su cui non è raro vedere grossi esemplari di nudibranchi e qualche bella galatea.
Proseguiamo l'immersione pinneggiando ancora verso est e sul fondale fangoso misto a posidonia si possono incontrare più esemplari di Pinna nobilis che raggiungono tranquillamente i 50-60 cm di altezza e avendo cura di non urtarle per non far chiudere le valve, curiosando al loro interno possiamo trovare piccoli granchietti o gamberetti.
Torniamo indietro sulla franata rocciosa e terminiamo l'immmersione in acqua bassa in prossimità della grotta emersa nella baietta tranquilla e protetta dal passaggio di natanti.
Difficoltà: media. Fondale: parete
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[5] Punta Torretta
Al limite della riserva integrale e davanti alla baia di San Fruttuoso sul promontorio di Portofino si erige una vecchia torre che dà il nome al sito d'immersione.
Scendendo lungo la cima ci troviamo su un fondale di circa -17 metri. Da qui, tenendo la parete a destra, troviamo una serie di grossi massi che formano dei nascondigli per le innumerevoli murene. Arrivati a circa -22 metri, una piccola rientranza della costa dà inizio alla fantastica parete che sprofonda su un fondale di -35 metri.
Le spaccature nascondono lo stupendo corallo rosso, tipico della zona, e una fitta foresta di gorgonie rosse offre nascondiglio a grandi cernie.
Alla fine di questa parete iniziamo a risalire e i nostri occhi rimangono abbagliati dai grossi dentici. Continuando la risalita a quota -14 metri, troviamo tre massi di colore giallo perché completamente ricoperti da margherite di mare: un vero e proprio rifugio per le cernie.
Con la parete a sinistra, a circa -12 metri di profondità, possiamo rientrare avvolti da nuvole di saraghi e cercare nelle spaccature qualche murena. Davanti a noi una piccola baia alla profondità di -6 o -7 metri, dove si possono incontrare piccole cernie.
Difficoltà: media. Fondale: parete.
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[6] Punta dell'Indiano
L'immersione si svolge lungo la parete che si sviluppa tra -25 e -45 m, sormontata da un pianoro completamente ricoperto da una prateria di posidonia.
Le profondità riguardevoli e la posizione della boa su un fondale a -18 metri un po' lontana dalla falesia sommersa da visitare, richiedono una buona confidenza con le discese nel blu e consumi limitati.
E' facile imbattersi in solitari esemplari di gorgonia bianca; il colore di queste gorgonie, ramificate o con l'aspetto di un sottile candelabro, è conferito da alghe microscopiche che vivono in simbiosi con i polipi delle eunicelle.
Raggiunta la parete, a una profondità di circa -40 metri, le profonde spaccature rocciose sono ricche di corallo e incorniciate da imponenti gorgonie rosse. Murene, scorfani, gronghi, aragoste e nudibranchi sono i caratteristici abitanti della parete.
Raggiungendo il ciglio della parete risalendo lungo un canalone, a circa -25 metri di profondità, l'ambiente è completamente diverso: rigogliose fronde di posidonia tappezzano il nuovo fondale che sale più o meno dolcemente fino a -20 metri. In condizioni di buona visibilità, possiamo apprezzare dalla cigliata lo spettacolo emozionante del blu sottostante, con grossi branchi di saraghi, castagnole brune e dentici.
Intorno a -18 metri, la prateria di posidonia lascia il posto a una vegetazione meno nobile, costituita principalmente da alghe verdi, tra cui la Codium bursa che, per la sua tipica forma sferoidale e un po' depressa, può essere facilmente confusa con una spugna.
Possiamo trascorrere gli ultimi minuti di immersione tra i numerosi macigni che si trovano tra -10 e -15 metri e terminarla all'interno della piccola baia.
Difficoltà: media. Fondale: parete.
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[7] Il Cristo degli Abissi
Posata nelle acque del borgo di San Fruttuoso nel 1954 per volere della famiglia Costa e in seguito dedicata alla memoria di Duilio Marcante, pioniere delle didattiche subacquee, la statua del Cristo degli Abissi è diventata un simbolo per tutti i subacquei e una delle immersioni più famose.
Iniziamo la discesa all'interno della baietta che accoglie la statua, realizzata in bronzo con la fusione di medaglie al valore militare di marinai, ancore di navi ed altri reperti gloriosi di persone che hanno dedicato la loro vita al mare.
Mantenendo la statua a destra, ci dirigiamo a sinistra in direzione della parete.
Seguendo quest'ultima, alla profondità di circa -30 metri incontriamo una profonda spaccatura alta e ricca di corallo rosso, rifugio di aragoste. La parete prosegue fino a che inizia una zona di grossi massi ricca di volte ricoperte di margherite di mare e di passaggi suggestivi. Risalendo, terminati i massi intorno ai -12 metri troviamo una zona di posidonie al di sopra della parete e subito dopo una sella ricca di spaccature.
Passata questa sella, che offre tane per murene e polpi, poche pinneggiate ci separano dal fascino leggendario del Cristo degli Abissi. Qui possiamo fermarci a contemplare la statua e ammirare i suggestivi giochi creati dalla luce del sole.
Difficoltà: facile. Fondale: scogli
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[8] Parete del Dargone
Il Dragone è una delle immersioni più varie: si passa dalle pareti ricche di corallo e gorgonie, a tetti sospesi, a grossi blocchi di rocce che presentano un intricato susseguirsi di canali e passaggi e le pareti scendono in verticale a profondità variabile tra -25 e -40 metri.
E' possibile scendere lungo la cima della boa di ormeggio, appoggiato su di un fondale di circa -30 metri, oppure iniziare l'immersione scendendo lungo la parete, dove la costa segna una piccola rientranza.
Dalla cima si arriva su un fondo misto di rocce sparse e fondale detritico; verso la parete, l'esplorazione degli innumerevoli anfratti e buchi permette di scorgere aragoste, murene e innumerevoli rami di corallo.
Quasi alla punta che delimita la baia del dragone possiamo abbandonare la parete per scendere ulteriormente verso destra, dove possiamo visitare i blocchi sparsi su di un fondale di -40 metri ricoperti di gorgonie rosse.
Risalendo in vicinanza della parete e ci dirigiamo oltre la punta dove è possibile incontrare un dedalo di rocce che fornisce ospitalità a grossi esemplari di cernie e dove i dentici vanno alla ricerca delle loro prede. Qui ci si può sbizzarrire sui percorsi da scegliere; risalendo fino alla profondità di circa -18 metri inizia il ritorno. Incontriamo ben presto la parete e tenendola a destra ricominciamo a curiosare tra le rientranze finché non appare sulla destra un vasto e ricchissimo tetto che si estende in diagonale fino ad una quota di -9 metri circa. Mentre le nostre bolle vanno ad intrappolarsi nelle pieghe del soffitto ricoperto di margherite di mare, potremo visitare le cerniotte e le mustelle che spesso si rintanano nelle spaccature sottostanti.
Difficoltà: media difficile. Fondale: parete e scogli.
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[9] La Colombara
A levante del canale che porta a San Fruttuoso, una rientranza della parete del promontorio, casa di mille gabbiani, dà il nome al sito di immersione.
La boa davanti alla grotta esterna è posizionata su un fondale a -10 metri e davanti ad essa inizia una parete che degrada fino alla profondità di -36 metri, dove possiamo trovare una splendida grotta completamente ricoperta di margherite gialle e corallo rosso. Proseguendo l'immersione, sempre con la parete a sinistra, una distesa di gorgonie rosse segnala l'inizio della risalita. Alla profondità di -22 metri una bellissima grotta passante ci offre al suo interno lo spettacolo di una miriade di gamberetti che appena illuminati corrono al riparo. All'uscita i nostri occhi rimangono colpiti dal passaggio di grossi dentici avvolti da una nuvola di bollicine che salgono dalla prima grotta. Iniziamo il rientro e, con la parete a destra, manteniamo una quota di -12 metri: qui nella varie spaccature possiamo incontrare grosse murene e curiosi gronghi che ci accompagnano in una rientranza ricoperta di margherite di mare. Ma lo spettacolo non è ancora terminato e proseguendo a circa -10 metri troviamo una spaccatura che ci porta in una grande grotta che si apre in uno spendido anfiteatro. A sinistra sfociamo in una spiaggia cieca, a destra un sifone ci conduce in superficie. Qui possiamo togliere la maschera, e ammirare splendide stalattiti e stalagmiti. Riscendendo a -6 metri, usciamo dalla grotta per terminare la nostra immersione.
Difficoltà: media. Fondale: parete e grotte.
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[10] Secca Gonzatti
Una franata di grossi massi che formano passaggi, cunicoli, piccole grotte. Il versante a nord, completamente ricoperto da eunicella, forma un'ampia sella con la costa: nel punto più profondo è facile osservare triglie, muggini, salpe, saraghi, pesci luna e dentici. Il versante a sud scende verticalmente fino a -25 metri, e dopo un pianoro ricoperto da posidonia, prosegue verso il fondo fino a -45 metri.
Splendide macchie di madrepore solitarie gialle, corallo rosso, crostacei, grosse formazioni spongifere e pesce di passo.
Possiamo iniziare l'immersione partendo dalla piccola piattaforma a -6 metri.
Scendiamo tra la secca e la parete del promontorio. Tenendo la parete della secca alla nostra destra, procediamo in senso orario. Alla profondità di circa -18 metri troviamo tane di gronghi e murene. Nel punto in cui la secca inizia ad allontanarsi dalla parete del promontorio, proseguiamo fino a incontrare una zona ricca di gorgonie rosse intorno a -30 metri. Abbiamo così raggiunto il settore che ospita a -10 metri il corpo morto della boa. La parete crea piccole insenature e spaccature ricche di flora. Guardando verso il mare aperto, possiamo notare dentici di notevoli dimensioni.
Dirigendoci di nuovo verso il promontorio la secca degrada dolcemente. Raggiungiamo il canale tra la secca e il promontorio a circa -20 metri. Questo, ricco di massi dalle forme più strane, accoglie le tane di molte cernie. Ancora uno sguardo alla parete della secca, a pochi metri una splendida Anemonia Sulcata, e possiamo fare la sosta di sicurezza sulla piccola piattaforma a -4 metri, giocando con le donzelle pavonine.
Difficoltà: media. Fondale: parete e scogli.
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[12] Scoglio del Raviolo
Tra punta Careca e la Testa del Leone, lungo la costa è facile scorgere uno scoglio tondeggiante semiaffiorante dal mare da cui prende il nome l'immersione.
Scendendo lungo la cima, a circa -14 metri, una prateria di posidonia circondata da grossi massi ci apre la via verso un sifone a -23 metri.
Una distesa di margherite e spugne e, dopo aver percorso il sifone in prossimità dell'uscita, grosse mustelle e una miriade di gamberetti che sono abitanti stanziali. L'uscita del sifone, a profondità -33 metri, è colorata di corallo rosso e tra una spaccatura e l'altra si scorgono antenne di aragoste.
Qui, con la parete sulla sinistra, siamo circondati da bellissime gorgonie rosse, con splendide cernie e lucenti saraghi.
Dopo la seconda grotta, continuando con la parete a sinistra, ci troviamo davanti alla terza grotta, tana preferita di una grossa granseola.
Risalendo a -14 metri, osserviamo una spaccatura dentro la quale si nascondono da anni due grossi gronghi. Davanti a noi un pianoro ci indica che siamo arrivati all'ultima grotta alla profondità -7 metri. Quest'ultima è caratterizzata da una sorgente di acqua dolce che, mischiata a quella di mare, crea il fantastico effetto chiamato aloclino. Uscendo dalla grotta, con la parete a destra, ci dirigiamo verso la barca ma le sorprese non sono terminate: grosse cernie nuotano tranquille sotto di noi mentre castagnole impaurite fuggono ai minacciosi dentici in caccia.
Alla cima non ci resta che giocare con curiose donzelle mentre facciamo la sosta di sicurezza a cinque metri.
Difficoltà: media. Fondale: parete.
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[13] Testa del Leone
Questa immersione, che prende il nome dalla caratteristica forma a testa di leone della roccia che si incontra arrivando con la barca, è una delle pareti più ricche di vita di tutto il promontorio. Una franata di grossi massi ricchi di vita tra i più ripidi del promontorio che formano spaccature e grotte. La profondità è compresa tra -20 e -35 metri e possiamo ammirare, per tutta la sua lunghezza, grandi quantità di gorgonia rossa e corallo rosso.
È facile incontrare aragoste, gronghi e murene e mustelle che fanno capolino dai numerosi anfratti presenti nella roccia. Guardando nel blu si possono ammirare gli immancabili dentici. Proseguiamo alla scoperta della parete per circa 100 metri fino ad arrivare ad un angolo di 90°. Solitamente a questo punto, si comincia il ritorno; alla profondità di -8 metri troviamo l'ingresso di una interessantissima grotta seguita da poi da una ampia arcata con una sorgente d'acqua dolce che sgorgando abbassa notevolmente la temperatura dell'acqua in prossimità della superficie e che crea un aloclino molto suggestivo. Ritornando verso la boa è molto interessante la visita della franata al termine della parete. Qui, di fronte a una scenografica cavità formata da due grandi massi e completamente ricoperta di madreporari solitari, stazionano durante la stagione estiva molte cernie anche di notevoli dimensioni, che facilmente si possono avvicinare. Terminiamo l'immersione su questa franata molto ricca di pesce di ogni genere.
Difficoltà: media. Fondale: franata.
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[14] Scoglio del Diamante
Grandi massi tra i -30 ed i -40 metri danno origine ad un'infinità di piccole grotte ed angusti passaggi; la morfologia del fondale è un ottimo richiamo per i nudibranchi.
Si tratta di una immersione molto divertente, adatta a tutti i brevetti ed ai fotografi amanti della macro. Partendo dalla cima ci si dirige verso ponente; a una profondità di circa -25 metri, troviamo un'interessante parete ricca di corallo rosso dove è facile incontrare delle aragoste. Alla profondità di circa -30 metri abbondano ampi ventagli di gorgonie rosse, spesso sormontate da splendidi crinoidi.
La parete in realtà è costituta da due scogli che fanno parte di una grande franata caratteristica del fondale a partire da Punta Fregante fino alla Testa del Leone, ambiente ideale sia per le cernie che per le corvine dallo splendido dorso grigio scuro con riflessi giallo-verdi.
Questa franata parte da pochi metri e arriva alla profondità di circa -35 metri; seguendola verso ponente è possibile illuminare anfratti, buchi, rientranze, piccole grotte per scoprire il variegato mondo che le abita: murene, mustelle, polpi, galatee, granchi, cernie e molto altro. Guardando nel blu possiamo vedere gli immancabili dentici. Risaliamo ad una profondità di circa -15 metri per rientrare verso levante, mantenendo la parete del promontorio a sinistra.
Branchi di saraghi e di salpe saranno una costante presenza durante tutto il ritorno uniti a numerose cernie anche di grandi dimensioni.
Difficoltà: media. Fondale: parete.
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[15] Relitto Mohawk Deer
Nave da trasporto Canadese di 4500 tonnellate di stazza affondata nel 1967 urtando la parete della montagna lungo la costa di Portofino, durante il traino per lo smantellamento. Nel naufragio la nave si è spezzata in due tronconi e numerosi detriti e si trova adagiata sul lato destro sul fondale di Cala Raffinale, tra -25 e -39 metri di profondità. Scendiamo lungo la cima della boa con la parete alle nostre spalle su un fondale a circa -22 metri. Pinneggiando verso destra incontriamo l'imponente prua del relitto. Troviamo l'ancora a -22 metri ed esploriamo il grosso squarcio che è tana di gronghi e murene. Nella parte interna della prua aperta vi è l'argano e la catena dell'ancora attorno alla quale nuotano un banco di corvine e qualche cernia. Percorriamo il relitto e arriviamo alla cabina di comando di fianco alla quale si erge un grosso argano. Alla profondità di -30 metri possiamo dare un'occhiata alle grandi stive sul lato destro del relitto.
Il secondo troncone che giace a circa -35 metri è molto ricco di vegetazione. Risaliamo verso i detriti ad una quota di -12 metri dove possiamo scoprire tra le lamiere rifugi di polpi e murene.
Difficoltà: media. Fondale: franata.
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[16] Scoglio dell'Altare
Scendiamo lungo la cima ad una profondità di circa -15 metri e ci dirigiamo verso ovest per raggiungere la parete; il breve tragitto è disseminato di grosse rocce isolate dove è facile incontrare qualche murena in tana. Mantenendo la parete a destra possiamo osservare lo splendido paesaggio offerto dalle rocce soprastanti con grossi pinnacoli.
Proseguendo la parete tende a curvare verso ovest ed è presente una rete da pesca abbandonata tra gli speroni di roccia ricoperti di gorgonia rossa.
Alla profondità di circa -35 metri ammiriamo le specie caratteristiche di queste batimetriche: corallo rosso, gorgonie e bellissimi spirografi di grandi dimensioni.
Poco distante due pareti verticali e quasi parallele tra loro si ergono a formare un anfiteatro alto oltre 20 metri.
A circa -40 metri possiamo fare visita ad uno splendido esemplare di astice ed esplorando le pareti scorgiamo tra le numerose spaccature aragoste, murene, scorfani oltre ad innumerevoli rametti di corallo rosso che tappezzano la roccia.
Il profilo del fondale verso ovest diventa meno ripido e la roccia cosparsa di grandi gorgonie lascia il posto ad una copertura detritica.
Verso la costa a circa -18 metri si può proseguire fino ad incontrare un grande masso che presenta un incavo dove è spesso presente una grossa cernia e intorno al quale gravita un numero incredibile di castagnole, menole, saraghi e dentici di notevole stazza. Intorno a questo masso altri grossi macigni riservano stupende sorprese. Tornando all'interno della piccola baia caratterizzata da un fondale profondo pochi metri possiamo osservare alcuni anemoni che ospitano sempre qualche piccolo granchio camuffato nei loro tentacoli.
Difficoltà: media. Fondale: parete.
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[17] Punta Vessinaro
E' una delle tante punte che formano il promontorio di Portofino.
Scendendo lungo la cima della boa raggiungiamo un fondale a -27 metri; enormi massi ricoperti completamente da gorgonie rosse creano un effetto parete che iniziamo a percorrere. Incastonati uno nell'altro, i massi lasciano la possibilità a grosse cernie di trovare rifugio, talvolta dividendo la tana con gronghi curiosi.
Mantenendo a sinistra la parete, raggiungiamo -35 metri; qui il diradarsi dei grossi massi crea un effetto canyon e le gorgonie sempre più grosse formano dei ventagli meravigliosi. Risalendo, uno sguardo verso il mare aperto ci mostra grossi dentici che danno caccia a migliaia di castagnole.
Una piccola grottina passante ci indica il giro di boa e con la parete a destra manteniamo la profondità di -12 metri; anche qui incontriamo aragoste e murene nascoste negli anfratti della costa e, in una piccola baia divisa da un grosso masso, bellissime mustelle.
Difficoltà: media. Fondale: parete.
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[18] Casa del Sindaco
Immersione adatta subacquei esperti perchè la profondità minima per apprezzarla in pieno è di circa -30 metri. Scendendo sulla boa ci dirigiamo verso ponente fino a quando incontriamo la prosecuzione sommersa del monte, dove è ubicata la Casa del Sindaco. Abbandoniamo la parete verso il largo (sud-ovest) fino ad incontrare, ad una profondità di -30 metri, una cigliata molto grande che degrada verso profondità ancora maggiori. Qui ammiriamo grandi ventagli di gorgonia rossa, sui quali è possibile scorgere numerose uova di gattuccio. In questa zona, verso ponente, alla profondità di circa -50 metri è possibile trovare un ramo di falso corallo nero, la Gerardia savaglia; questo è uno dei pochi punti del promontorio dove il falso corallo nero è presente.
Tornando verso la parete, ad una quota di circa -30 metri possiamo esplorare il canyon di sabbia chiara che divide la cigliata dalla parete, con gorgonie rosse, gorgonie gialle, nudibranchi. Terminiamo l'immersione sulla parete sottostante la Casa del Sindaco.
Difficoltà: media difficile. Fondale: parete.
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[19] Chiesa di San Giorgio
Fondale estremamente vario all'inizio del versante sud del promontorio caratterizzato da un'ampia cavità visitabile a bassa profondità con ambiente tipico del coralligeno che racchiude un pò tutto quello che lungo la parte meridionale si può trovare. Franate di grossi massi che terminano su un fondale fangoso a circa -35 metri formano grotte, anfratti, fosse e creste che offrono rifugio ad una miriade di pesci.
Scendiamo sulla cima fino alla profondità di circa -20 metri e ci dirigiamo verso ponente attraversando un'ampia franata che parte da -35 metri per arrivare a circa -10 metri. La franata è caratterizzata da ampie spaccature e cavità ricche di corallo rosso mentre sulle pareti in corrente si incontrano bei rami di gorgonie rosse. Incontri comuni sono cernie, murene, dentici, saraghi, orate, corvine e gronghi. Risalendo alla profondità di circa -18 metri ritorniamo verso levante utilizzando come riferimento la parete del promontorio alla nostra sinistra. Costeggiandola, alla profondità di circa -15 metri, incontriamo l'entrata di un'ampia grotta il cui ingresso è in parte ostruito da un grosso masso; la grotta caratterizzata da suggestivi giochi di luce raggiunge la superficie dove è situato un sifone. Usciti dalla grotta terminiamo l'immersione nuotando per pochi metri verso levante fino a ritrovare la boa.
Difficoltà: media. Fondale: franata.
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[20] Punta del Faro
Si tratta di un monolita di roccia che chiude il golfo del Tigullio sprofondando nel blu. Cominciamo la discesa sulla cima della boa e raggiunta la profondità di circa -20 metri ci dirigiamo a levante girando intorno a due grossi massi dove è solita la presenza di cernie stanziali di grandi dimensioni. Nuotiamo verso ponente attraverso uno scenografico passaggio tra le due rocce a circa -24 metri, attraversiamo un'ampia franata con numerose grotte ed anfratti ricchi di corallo rosso che prosegue per un lungo tratto dove sono frequenti gli incontri con murene, gronghi, cernie, branchi di saraghi e corvine. Risalendo si ritorna verso levante percorrendo un plateau di roccia compreso tra -12 e -18 metri fino ad arrivare alla punta, dove una dorsale scende repentinamente verso il fondo e dove è possibile ammirare gorgonie rosse di grandi dimensioni. Questo punto è caratterizzato solitamente da una corrente sostenuta che facilita la presenza di pesce di passo come dentici, ricciole, orate e spigole e le cernie attratte dalla presenza di numerosi polpi. Terminiamo l'immersione in prossimità della punta dove giriamo intorno ad uno scoglio caratterizzato da una spettacolare fioritura di margherite di mare e dalla presenza di una moltitudine di pesci di ogni specie.
Difficoltà: media difficile. Fondale: parete.
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Relitto Haven
L'11 aprile 1991, durante le operazioni di travaso di greggio da una cisterna all'altra,
una violenta esplosione scoppiò a bordo della Haven, una superpetroliera lunga 334 metri.
Per tre giorni un violento incendio bruciò tonnellate di greggio, dalla nave si spezzò il
troncone di prua e i 250 metri rimasti colarono a picco un miglio al largo del centro abitato di Arenzano, a circa 50 Km dal promontorio di Portofino; il relitto giace in assetto di navigazione su un fondale fangoso a -80 metri di profondità.
La Haven è attualmente il relitto più grande d'Europa e la sua eplorazione, condotta nel
rispetto dei parametri di sicurezza, è un'esperienza affascinante eindimenticabile.
Arrivati sul sito di immersione ci ormeggiamo alle grosse cime che emergono in superficie e iniziamo la nostra discesa seguendo la linea guida che ci condurrà sul castello di poppa.
La zona non è battuta da forti correnti, ma è consigliato scendere a stretto contatto della cima di discesa per evitare di allontanarsi e perdere l'orientamento che ci porterebbe a scendere lontano dal relitto.
Arrivati a -32 metri sulla sommità del castello di poppa abbandoniamo la cima di discesa e iniziamo l'esplorazione esterna dei ponti sottostanti.
A -40 metri, dopo aver sbirciato all'interno dei finestroni del penultimo ponte, attraversiamo la coperta verso poppa in direzione dell'imponente fumaiolo.
In questa fase, è importante mantenere la quota perché il ponte di coperta si trova sotto di noi a -55 metri di profondità.
Arrivati al fumaiolo iniziamo a risalire a spirale intorno ad esso fino a raggiungerne la sommità a circa -32 metri. Le pareti del fumaiolo, così come tutto il relitto, sono interamente ricoperte di grosse e robuste ostriche, di coloratissimi anemoni gioiello e da altre interessanti forme di vita.
La sommità del fumaiolo, tagliata dopo il naufragio per non disturbare la navigazione, si apre sotto di noi come una impressionante voragine al cui interno, illuminando con una torcia, si possono scorgere aragoste ed astici.
Ritornando al castello di poppa, possiamo penetrare all'interno della plancia di comando, unica parte del relitto in cui è consigliato entrare perché permette un facile accesso.
Osservando con attenzione negli anfratti e in mezzo alle tubazioni, possiamo vedere gronghi, aragoste, gamberi, mentre affacciandosi dagli ampi finestroni che contornano il perimetro della plancia, godiamo di una suggestiva visione del blu circostante, interrotto solo dal rapido passare di grossi pelagici.
Difficoltà: media difficile. Fondale: franata.
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